La Marangona: la storia della grande campana del Campanile di San Marco
Fermati in Piazza San Marco a mezzanotte, quando i turisti di giornata se ne sono andati e i caffè hanno impilato le sedie, e potresti sentirla: una voce di bronzo, profonda e lenta, che scende dalla cima del Campanile e si allarga sulla laguna. Quel suono appartiene alla Marangona, la campana più grande e più famosa del campanile di San Marco. Per secoli ha detto ai veneziani quando cominciare a lavorare, quando smettere, quando andare in Consiglio e quando andare a dormire. È sopravvissuta al drammatico crollo della torre nel 1902, quando tutto intorno a lei si è ridotto in macerie. E suona ancora oggi.
La maggior parte dei visitatori di Venezia sale in ascensore in cima al Campanile per il panorama, e molti passano accanto alle campane senza conoscerne la storia. Questo articolo è dedicato all’unica campana che vale la pena conoscere più di tutte: da dove viene il suo nome, che cosa ha significato per la Repubblica di Venezia, come è scampata alla distruzione e come puoi vederla (e sentirla) di persona.
Dati e caratteristiche principali
Tocca le categorie interattive qui sotto per scoprire le caratteristiche fisiche, i ruoli storici e le tappe della sopravvivenza della leggendaria campana di Venezia.
| Caratteristica | Dato | Significato |
|---|---|---|
| Peso | 3.625 kg (36 quintali) | Oltre tre volte più pesante della campana più piccola (la Renghiera). |
| Diametro | 1,80 metri | Una massa di bronzo imponente, pensata per portare il suono lontano sull’acqua. |
| Nota musicale | La (La2) | È la nota di riferimento su cui sono state accordate tutte le altre campane della cella. |
| Anno di fusione | 1820 | Ha più di due secoli; unica sopravvissuta al crollo del 1902. |
| Funzione | Destinatari | Scopo storico |
|---|---|---|
| Inizio del lavoro | Operai dell’Arsenale | Segnalava l’inizio della giornata lavorativa per maestri d’ascia e carpentieri. |
| Convocazione del Consiglio | Nobiltà patrizia | Dava il primo richiamo per le sedute del Maggior Consiglio. |
| Rintocco di mezzanotte | Tutta la città | Esente dalle moderne regole sul suono notturno; suona a tarda notte su San Marco. |
| Plenum delle feste | Cittadini e visitatori | Guida all’unisono tutte e cinque le campane nelle grandi festività, come il giorno di San Marco. |
| Anno | Evento | Esito |
|---|---|---|
| 1820 | Rifusione in epoca austriaca | Fusa da Dalla Venezia per creare l’attuale campana storica. |
| 14 luglio 1902 | Il grande crollo | Il Campanile crolla su se stesso; la Marangona sopravvive intatta, mentre le altre 4 campane vanno in frantumi. |
| 1908–1910 | Custodia e ritorno | Conservata al sicuro nel Palazzo Ducale, viene poi issata sulla torre non ancora terminata. |
| 25 aprile 1912 | Nuova inaugurazione | Suona nel giorno di San Marco per celebrare la ricostruzione completata (com’era, dov’era). |
Tocca ed esplora
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La nota La2
Fa da base all’intero sistema di intonazione della cella campanaria di San Marco, il riferimento naturale per l’armonia di tutte le campane.
L’unica sopravvissuta
L’unica campana del gruppo storico a superare la caduta di quasi 100 metri del 1902 senza incrinarsi né andare in pezzi.
Una campana che porta il nome dei carpentieri
Scopri l’affascinante origine del nome della storica campana di Venezia, profondamente legata all’antica tradizione cantieristica della città.
La «Marangona»
In veneziano il marangon è il carpentiere, parola che si sente ancora oggi nelle botteghe della città e che dà il nome alla campana che scandiva la giornata di lavoro.
I maestri d’ascia dell’Arsenale
La campana prese il nome dai marangoni dell’Arsenale e fissava l’orario di lavoro degli uomini che costruivano la flotta che rese ricca Venezia.
Il Campanon
Detta anche Carpentiera o Campanon («la grande»), è la campana più pesante e più grave della torre, quella la cui voce arriva più lontano.
Per chi non è veneziano il nome «Marangona» può suonare misterioso, ma per un veneziano non potrebbe essere più concreto. In veneziano, un marangon è un carpentiere, parola che si sente ancora oggi nelle botteghe della città. La campana prende il nome proprio dal «marangon», il carpentiere, e suonava al mattino e alla sera per segnare l’inizio e la fine della giornata lavorativa.
L’eredità della flotta veneziana: non erano carpentieri qualsiasi. I marangoni che diedero il nome alla campana erano i maestri d’ascia dell’Arsenale, l’immenso cantiere navale di Stato nella parte orientale della città. La campana prese il nome dai marangoni, i carpentieri dell’Arsenale, e la sua voce fissava l’orario di lavoro degli uomini che costruivano la flotta che rese ricca Venezia.
La campana ha anche altri nomi. È conosciuta anche come Carpentiera o Campanon, cioè «la grande». Quest’ultimo soprannome è semplice e preciso: la Marangona è la campana più pesante e più grave della torre, quella la cui voce arriva più lontano.

L’Arsenale e il ritmo del lavoro
Scopri come il più grande complesso produttivo dell’epoca preindustriale scandiva il lavoro quotidiano grazie alla voce possente del campanile di San Marco.
Una catena di montaggio ante litteram
Migliaia di operai, gli arsenalotti, costruivano galee con un sistema simile a una catena di montaggio, in cui gli scafi passavano davanti a squadre di artigiani specializzati.
L’orologio della città
In una città senza orologi da polso né sirene di fabbrica, la Marangona risuonava sui tetti all’inizio e alla fine della giornata lavorativa.
La campana di chiusura della Repubblica
Al tramonto, quindici serie di sedici rintocchi segnavano la fine della giornata di lavoro per tutta la Repubblica, come la campana di chiusura di una Borsa.
Per capire perché la campana più grande della città porti il nome dei costruttori di navi, bisogna capire che cosa rappresentava l’Arsenale per Venezia. Al suo apice era uno dei più grandi complessi industriali del mondo preindustriale. Migliaia di operai, gli arsenalotti, costruivano galee con un sistema molto simile a una catena di montaggio, in cui gli scafi passavano davanti a squadre specializzate di carpentieri, calafati, cordai e remèri. La tradizione veneziana ama raccontare di una galea assemblata nel tempo che un re in visita impiegò a finire il suo banchetto. Che la storia sia esagerata o no, l’Arsenale era il motore della potenza marittima veneziana, e i suoi operai avevano bisogno di un orologio.
Misurare il tempo e l’ordine civico: in una città senza orologi da polso né sirene di fabbrica, quell’orologio era il campanile di San Marco. La Marangona risuonava sui tetti all’inizio della giornata e i carpentieri prendevano in mano gli attrezzi. Suonava di nuovo al calare della luce, e li posavano. L’inizio della giornata lavorativa variava con le ore di luce, quindi la campana seguiva le stagioni: presto d’estate, più tardi d’inverno, sempre legata al sole e non a un’ora fissa.
L’autorità della campana andava ben oltre l’Arsenale. Il suo suono serale era il segnale per tutta la città che lavorava di chiudere la giornata. Al tramonto suonava quindici serie di sedici rintocchi, segnando la fine del lavoro per l’Arsenale, i mestieri pesanti e gli uffici di governo. Pensala come la versione veneziana della campana di chiusura di una Borsa, con la differenza che chiudeva un’intera repubblica.
Al suono del mattino è legata anche una storia più silenziosa e più scomoda. Venezia ospitò il primo ghetto del mondo, dove la popolazione ebraica della città veniva rinchiusa di notte dietro cancelli sbarrati. Secondo una fonte, gli ebrei confinati nel Ghetto potevano uscire solo dopo il suono della Marangona. La stessa campana che mandava i carpentieri al lavoro misurava anche i limiti della libertà di una parte della popolazione: un promemoria del fatto che il suono dell’ordine civico aveva significati diversi per veneziani diversi.

La voce della Repubblica
Scopri come la Marangona non fosse solo una campana del lavoro, ma un vero strumento politico di una delle repubbliche più longeve della storia.
Il Maggior Consiglio
La Marangona dava il primo richiamo per le sedute del Maggior Consiglio, l’assemblea e principale organo di governo della nobiltà patrizia.
Il richiamo della Trottiera
Seguiva una seconda campana, che spingeva i patrizi a mettere i cavalli al trotto per raggiungere l’assemblea prima che le porte venissero chiuse.
Il primo atto della democrazia
La nota grave di avvertimento che diceva alla classe dirigente di lasciare tutto e dirigersi a Palazzo Ducale per governare.
La Marangona non era soltanto una campana del lavoro. Era anche uno strumento politico, parte degli ingranaggi di una delle repubbliche più longeve della storia.
La convocazione della nobiltà patrizia: Venezia era governata da un complesso sistema di consigli, e il più importante era il Maggior Consiglio, l’assemblea della nobiltà patrizia. Quando era il momento di una seduta, era il campanile a convocarla. La Marangona dava infatti anche il primo richiamo per le sedute del Maggior Consiglio, il principale organo di governo di Venezia.
A quel primo richiamo ne seguiva un secondo, affidato a una campana più piccola dal nome meravigliosamente descrittivo. La Trottiera dava il secondo segnale ai patrizi che dovevano partecipare al Maggior Consiglio: sentendola, mettevano i cavalli al trotto, nei tempi in cui andare a cavallo in città non era ancora vietato. Quando la Trottiera taceva, per i ritardatari non c’era più niente da fare. Appena la campana smetteva di suonare, le porte venivano chiuse e chi arrivava in ritardo restava fuori.
La Marangona era dunque il primo atto della democrazia veneziana, per quanto democrazia fosse: la nota grave di avvertimento che diceva alla classe dirigente di lasciare qualunque cosa stesse facendo e di dirigersi a Palazzo Ducale.

Le cinque campane di San Marco
Scopri come le cinque campane formassero un calendario sonoro e una bacheca ufficiale del governo per tutta la città, ognuna con un proprio ruolo.
La Marangona e la Nona
La Marangona segnava la giornata di lavoro e le convocazioni del Consiglio, mentre la Nona scandiva il mezzogiorno e l’ultimo termine per spedire la posta da Rialto.
Trottiera e Pregadi
La Trottiera sollecitava i nobili verso il Consiglio, e la Pregadi (Mezza Terza) convocava il Senato e chiamava i fedeli alle funzioni.
La Renghiera e il Plenum
La cupa Renghiera annunciava le esecuzioni capitali, mentre il Plenum riuniva tutte e cinque le campane in un equilibrio armonioso per le grandi feste.
La Marangona ha quattro compagne nella cella campanaria, e ognuna aveva il suo compito. Insieme formavano una sorta di calendario sonoro e di bacheca ufficiale del governo per tutta la città. Dalla più grande alla più piccola:
Le campane maggiori: la Marangona, la campana grande, segnava la giornata di lavoro e il primo richiamo al Maggior Consiglio. La Nona, che prende il nome dalla nona ora canonica di preghiera, si occupava del mezzogiorno. Segnava, e segna ancora, il mezzogiorno, e indicava anche l’ultimo termine per spedire la posta da Rialto. La Trottiera, come abbiamo visto, faceva affrettare i nobili verso il loro Consiglio. La Pregadi, detta anche Mezza Terza, convocava il Senato. Il suo suono annunciava le riunioni del Senato, i cui membri erano chiamati Pregadi, e chiamava anche i fedeli alle funzioni religiose. Il nome deriva dal fatto che i senatori venivano formalmente «pregati», cioè invitati, dal Doge a partecipare.
La cupa campana della giustizia: alla campana più piccola toccava il compito più cupo. La Renghiera, da «renga», l’arringa pronunciata in difesa dell’accusato prima della sentenza, è detta anche campana del Maleficio o dei Giustiziati, e il suo suono annunciava le esecuzioni capitali. A Venezia le esecuzioni avvenivano tradizionalmente tra le due grandi colonne della Piazzetta, in vista della torre, e il suo rintocco era un segnale che tutta la città comprendeva.
Il Plenum e l’accordatura: nei grandi giorni di festa suonano tutte e cinque insieme. Il «Plenum», in cui le cinque campane suonano contemporaneamente, è riservato alle feste più importanti dell’anno liturgico e agli anniversari speciali. Una di queste occasioni è il 25 aprile, festa di San Marco, patrono della città. Le campane furono anche accordate per suonare bene insieme. La commissione musicale che seguì la rifusione studiò la nota della campana sopravvissuta, che dava un La naturale, e fissò le nuove campane su Mi, Re, Do diesis e Si, in modo che le cinque suonassero in armonioso equilibrio. In altre parole, la Marangona era il punto di riferimento. Ogni altra campana della torre fu accordata su di lei.

Una campana dal nome preso in prestito
Scopri la storia poco conosciuta della campana oggi nel Campanile e perché porta il nome di Marangona a causa di un equivoco storico.
Fulmini e rifusioni
Nel corso dei secoli fulmini, campane incrinate e la caduta della Repubblica portarono a numerose rifusioni e a una nuova serie di campane.
La serie austriaca del 1820
Durante la dominazione austriaca, Dalla Venezia fuse insieme le campane più antiche per creare una nuova serie di cinque; la più grande è quella che oggi pende nella torre.
Il ruolo, non il bronzo
È un falso? Non proprio. Nei campanili storici, il nome appartiene al ruolo e non a un particolare pezzo di bronzo.
Ecco la parte della storia che la maggior parte delle guide tralascia. La campana che vedi oggi nel Campanile si chiama Marangona e svolge il compito della Marangona. Ma non è la Marangona medievale che chiamava al lavoro i carpentieri dell’Arsenale rinascimentale.
Una storia di danni e rinascite: le campane di San Marco sono state rotte, rifuse e sostituite molte volte. La torre fu colpita dai fulmini più e più volte nel corso dei secoli, e le campane si incrinarono, caddero o si stonarono. Martedì 11 agosto 1489, dopo che un fulmine colpì la torre, le campane caddero sul pavimento della cella campanaria; non subirono danni gravi e furono rimesse al loro posto. All’epoca la cella ospitava più campane di oggi: le cronache di quel periodo parlano di sei o sette campane, più delle cinque attuali.
Per un certo periodo ci fu perfino una campana trofeo proveniente dal Mediterraneo orientale. Il «Campanon de Candia» arrivò a Venezia da Creta nel 1670, un possedimento strappato ai Turchi, e fu installato nella torre solo nel 1678, per la festa dell’Ascensione. Sembra che non avesse alcuno scopo pratico e che fosse suonato di rado; quando nel 1722 cadde sul pavimento della cella campanaria, nessuno propose di ripararlo.
La caduta della Repubblica e i cambiamenti napoleonici: la vera rottura con il passato arrivò dopo la caduta della Repubblica. Le truppe di Napoleone posero fine all’indipendenza veneziana nel 1797 e, nella riorganizzazione che seguì, la Basilica di San Marco, che era stata la cappella privata del Doge, divenne la cattedrale della città. Quella promozione richiedeva campane più imponenti. Dopo che San Marco fu designata cattedrale di Venezia nel 1807, la Marangona e la Renghiera, insieme al Campanon da Candia e a campane di chiese soppresse, furono fuse da Domenico Canciani Dalla Venezia per ricavarne due campane più grandi tra il 1808 e il 1809. Le ambiziose nuove campane furono un fallimento: si rivelarono troppo pesanti e non furono mai usate.
Così i fonditori ricominciarono da capo. Nel 1820 Dalla Venezia fuse quelle campane insieme alla Meza-terza, alla Trottiera e alla Nona per creare una nuova serie di cinque. Era il periodo della dominazione austriaca su Venezia, e la più grande di questa serie del 1820 è la campana che oggi pende nella torre.
Quando il Campanile crollò nel 1902 e soltanto questa campana sopravvisse, divenne famosa con il nome storico. Come sottolinea una fonte veneziana, la grande campana superstite finì per essere chiamata Marangona per un equivoco che dura ancora oggi: non era l’antica Marangona, che aveva cessato di esistere nel 1809, ma la più grande delle campane più recenti, fuse durante la seconda dominazione austriaca.
Questo la rende un falso? Non proprio. Le campane dei campanili storici vengono quasi sempre rifuse prima o poi, e il nome è sempre appartenuto al ruolo, non al particolare pezzo di bronzo. La campana del 1820 ha suonato le ore della Marangona, ha risposto al suo nome e, come vedremo, si è guadagnata la sua leggenda nel modo più duro.

14 luglio 1902: il giorno in cui cadde la torre
Ripercorri il drammatico crollo dello storico Campanile, detto el paròn de casa, e scopri come la Marangona sopravvisse tra le macerie.
El Paròn de Casa
Per circa mille anni il padrone di casa ha dominato Piazza San Marco, finché nel luglio 1902 ha mostrato segni critici di cedimento.
Il crollo delle 9.45
Lunedì 14 luglio la struttura sprofondò verticalmente su se stessa e, come vuole la leggenda, senza vittime umane.
L’unica sopravvissuta
Mentre quattro campane andarono in frantumi, la grande Marangona sopravvisse intatta alla caduta, guadagnandosi la sua fama leggendaria nel modo più duro.
Per circa mille anni, in una forma o nell’altra, il Campanile aveva dominato Piazza San Marco. I veneziani lo chiamavano el paròn de casa, il padrone di casa. Nel luglio 1902, il padrone di casa cominciò a mostrare la sua età.
I primi segnali e le precauzioni: nella muratura erano comparse delle crepe e le autorità si preoccuparono. Il 12 luglio 1902 gli ingegneri iniziarono a monitorare la torre e la recintarono, chiudendola al pubblico; perfino un concerto previsto in Piazza per la sera del 13 luglio fu annullato per ulteriore precauzione. Quelle misure probabilmente salvarono delle vite.
Il drammatico crollo: la mattina dopo la torre venne giù. Verso le 9.45 di lunedì 14 luglio l’intera struttura crollò riducendosi a un cumulo di macerie. I testimoni descrissero la torre che sprofondava quasi verticalmente su se stessa, uno dei motivi per cui gli edifici vicini rimasero in gran parte intatti. Incredibilmente, non morì nessuno. Secondo la leggenda popolare, l’unica vittima fu il gatto del custode.
Alcuni danni furono inevitabili. La facciata della Basilica subì solo danni lievi, ma la Loggetta ai piedi della torre fu completamente sepolta dalle macerie. Anche la vicina Libreria Marciana fu in parte danneggiata dal crollo.
La sopravvivenza della Marangona: e le campane? Quattro delle cinque andarono in pezzi mentre la cella campanaria precipitava per quasi cento metri sulla piazza. La quinta no. Delle cinque celebri campane, solo la grande Marangona sopravvisse intatta. La campana più pesante e più grave della torre aveva accompagnato il crollo fino in fondo ed era riemersa dalle macerie integra. Difficile immaginare un modo migliore per una campana di guadagnarsi la propria fama.
La superstite e i resti delle compagne furono portati in un luogo sicuro. Insieme ai frammenti delle quattro campane distrutte, la Marangona fu trasferita all’interno di Palazzo Ducale per essere custodita durante la ricostruzione della torre. Per quasi un decennio la grande campana rimase in silenzio nel palazzo di quel governo che un tempo aveva chiamato al lavoro.
«Com’era, dov’era»
Scopri la straordinaria ricostruzione del Campanile e come le campane distrutte furono ricreate e riportate nella cella campanaria.
Com’era, dov’era
Il Consiglio comunale si riunì la sera stessa del crollo e decise di ricostruire la torre «com’era e dov’era», creando un motto noto in tutto il mondo.
Il dono di papa Pio X
Già Patriarca di Venezia e poi eletto papa, Pio X finanziò nel 1908 la rifusione delle quattro campane distrutte.
Il ritorno della Marangona
Nel 1910 tonnellate di bronzo furono sollevate sulla torre ancora incompiuta, e la Marangona tornò all’altezza da cui era caduta.
Venezia non discusse a lungo se ricostruire. La sera stessa del crollo il Consiglio comunale si riunì d’urgenza e decise che la torre doveva essere ricostruita «com’era e dov’era». L’espressione com’era, dov’era è poi diventata, ben oltre Venezia, il motto della ricostruzione fedele.
Una struttura moderna dall’aspetto classico: la nuova torre era una copia all’esterno e una struttura moderna all’interno. I lavori iniziarono nel 1903 e l’esterno fu riprodotto fedelmente, ma la costruzione seguì criteri più rigorosi per garantire maggiore sicurezza e stabilità.
Il mecenatismo di papa Pio X: le campane distrutte trovarono un mecenate con un legame personale con la città. Giuseppe Sarto era Patriarca di Venezia quando la torre crollò, e l’anno seguente fu eletto papa con il nome di Pio X. Il 14 luglio 1908, sesto anniversario del crollo, Pio X, che era stato Patriarca di Venezia per sette anni prima dell’elezione, scrisse al sindaco Filippo Grimani per comunicargli che desiderava pagare la rifusione delle quattro campane.
Una rifusione di precisione: la rifusione fu condotta con grande rispetto per gli originali. I frammenti delle campane rotte furono ricomposti per ricavarne calchi in gesso, così da riprodurre le nuove campane con le stesse dimensioni e le stesse decorazioni. La fusione avvenne a Sant’Elena, nel vecchio forno di un’officina ferroviaria dismessa, dove furono fuse otto tonnellate di bronzo. Alcune fonti attribuiscono il lavoro ai fratelli Barigozzi di Milano, che rifusero le quattro campane nel 1909. In tutto il processo la Marangona fu il riferimento: le nuove campane furono accordate per armonizzarsi con l’unica sopravvissuta.
La salita delle campane e l’inaugurazione: poi venne il compito di portare diverse tonnellate di bronzo in cima a una torre non ancora finita. Con un montacarichi costruito dalle officine Stigler di Milano, il 22 giugno 1910 le campane furono sollevate lungo il lato nord della torre, quello rivolto verso la Torre dell’Orologio, anche se la cella campanaria non era ancora completata; la più grande raggiunse il pavimento della cella alle 17. Quella campana più grande era, naturalmente, la Marangona, che tornava all’altezza da cui era precipitata otto anni prima.
Poi le campane attesero. Passarono altri due anni fino al 25 aprile 1912, quando la nuova torre fu inaugurata e il loro suono tornò a riempire la vita veneziana. La data non fu scelta a caso: il 25 aprile è la festa di San Marco.
La Marangona in numeri
Scopri a colpo d’occhio le dimensioni, la nota musicale e l’età storica della grande campana.
Peso e diametro
La Marangona suona la nota La, ha un diametro di 1,80 metri e pesa 3.625 chilogrammi (36 quintali di bronzo intonati sul La2).
La costruzione più alta
Oltre tre volte più pesante della campana più piccola (la Renghiera), pende in una torre alta 98,6 metri, la più alta di Venezia.
Più di due secoli di storia
Risalente al 1820, è di gran lunga la campana più antica della torre: ha visto l’Impero austriaco e il crollo del 1902.
Per chi ama i dati concreti, ecco la grande campana a colpo d’occhio. La Marangona suona la nota La, ha un diametro di 1,80 metri e pesa 3.625 chilogrammi. I musicisti ne precisano l’intonazione: la campana è composta da 36 quintali di bronzo intonati sul La2, una nota grave e risonante che si propaga lontano sull’acqua aperta.
Il confronto con le compagne: per fare un paragone, la campana più piccola della serie, la Renghiera, ha un diametro di 1,16 metri e pesa 1.011 chilogrammi: la Marangona è quindi ben più di tre volte più pesante della sua compagna più piccola. L’intero gruppo pende nella cella campanaria di una torre che, con i suoi 98,6 metri, è la costruzione più alta di Venezia.
Una testimone della storia: la campana risale al 1820, il che la rende più che bicentenaria e di gran lunga la più antica della torre. Le sue quattro compagne sono più giovani della Torre Eiffel. Quando guardi le campane nella cella, la Marangona è l’unica ad aver visto l’Impero austriaco, l’Unità d’Italia e il crollo della torre che la sosteneva.
Ascoltare la Marangona oggi
Scopri come le campane suonino ancora oggi grazie a speciali eccezioni comunali, offrendo ai visitatori la possibilità di ascoltare lo storico rintocco di mezzanotte e il Plenum dei giorni di festa.
Un’eccezione speciale per la mezzanotte
Mentre le città italiane regolano il suono notturno delle campane, il campanile di San Marco fa eccezione, e la Marangona può continuare a suonare a mezzanotte.
Il rintocco di mezzanotte
Storicamente scandito da sedici serie di diciotto rintocchi, trovarsi vicino a San Marco verso mezzanotte è uno dei modi migliori per sentire la campana da sola.
Il Plenum del giorno di San Marco
Nei grandi giorni di festa come il 25 aprile, ascolta la Marangona guidare il Plenum: tutte e cinque le campane insieme, uno dei grandi suoni d’Europa.
La Repubblica di Venezia è finita nel 1797, l’Arsenale non costruisce più galee e il Maggior Consiglio non si riunisce da più di due secoli. Eppure le campane suonano ancora, e San Marco gode di un trattamento speciale nel farlo.
Le regole comunali e l’eccezione della mezzanotte: come molte città italiane, Venezia ha un regolamento che stabilisce quando le campane delle chiese possono suonare, soprattutto di notte. Il Campanile fa eccezione. Le norme comunali stabiliscono che il suono delle campane del campanile di San Marco, dato il suo carattere unico, continua a essere disciplinato da regole speciali. A differenza delle sue «sorelle», la Marangona può continuare a suonare a mezzanotte.
Ascoltare il rintocco di mezzanotte: quel rintocco di mezzanotte è per la maggior parte dei visitatori la migliore occasione per sentire la grande campana da sola. Storicamente era un suono lungo ed elaborato: la mezzanotte veniva segnata da sedici serie di diciotto rintocchi della Marangona. Gli schemi usati oggi non sono necessariamente identici a quelli della Repubblica, e l’orario esatto può cambiare per motivi liturgici, ma se ti trovi in Piazza o sulla riva vicino a San Marco verso mezzanotte, vale la pena fermarsi ad ascoltare.
Il mezzogiorno e i giorni di festa: il mezzogiorno è dominato dalla Nona, il cui compito è sempre stato segnare quell’ora, anche se alcune fonti riportano che a mezzogiorno suona anche la Marangona. E nei grandi giorni di festa, soprattutto il 25 aprile, puoi sentire la Marangona guidare il Plenum completo, con tutte e cinque le campane che suonano insieme sopra la piazza. Se ti trovi a Venezia il giorno di San Marco, assicurati di essere vicino alla Piazza in quel momento. È uno dei grandi suoni d’Europa.
Vedere la Marangona da vicino
Scopri i consigli pratici per visitare la loggia aperta del Campanile, apprezzare le campane e goderti la vista mozzafiato su Venezia.
Sali conoscendo la storia
Prenditi un minuto per individuare la campana più grande e ricordare che è quella che nel 1902 è precipitata per quasi cento metri ed è sopravvissuta.
Preparati al suono
Sentire le campane a distanza ravvicinata nella cella è un’esperienza forte, fisica e indimenticabile: tieni d’occhio l’orologio verso mezzogiorno.
Orari e Loggetta
Prenota in anticipo per trovare meno folla e abbina la visita a uno sguardo alla Loggetta ricostruita, al piano della piazza.
Uno degli aspetti più belli del Campanile è che la sua terrazza panoramica è la cella campanaria stessa. Quando sali in ascensore fino in cima, esci nella loggia aperta dove pendono le campane, con tutta Venezia e la laguna distese sotto di te. La Marangona è proprio lì, abbastanza vicina da poterne apprezzare le dimensioni e la patina di due secoli sul bronzo.
Alcuni consigli pratici rendono la visita più ricca:
Primo, sali conoscendo la storia. La maggior parte dei visitatori guarda oltre le campane, verso il panorama, ed è comprensibile, perché la vista è straordinaria: le cupole della Basilica, Palazzo Ducale, il Canal Grande, San Giorgio Maggiore al di là dell’acqua e, nelle giornate limpide, le Dolomiti all’orizzonte. Ma prenditi un minuto per individuare la campana più grande e ricordare che è quella che nel 1902 è precipitata per quasi cento metri ed è sopravvissuta.
Secondo, preparati al suono. Se ti trovi nella cella quando suonano le campane, le sentirai a distanza ravvicinatissima. È un’esperienza forte, fisica e indimenticabile: c’è chi la adora e chi ne resta spaventato. Se visiti il Campanile con bambini piccoli o sei sensibile ai rumori, conviene tenere d’occhio l’orario, soprattutto verso mezzogiorno.
Terzo, scegli il momento della giornata. Il Campanile è una delle attrazioni più visitate di Venezia e le code in Piazza San Marco possono essere lunghe, soprattutto d’estate e nelle ore centrali. Prenotare il biglietto in anticipo fa risparmiare tempo, e le fasce del primo mattino o del tardo pomeriggio offrono di solito meno folla e una luce più morbida per le foto. A fine giornata il sole basso tinge d’oro caldo i mattoni della torre e le cupole della Basilica.
Quarto, completa la visita con la storia al piano della piazza. Prima o dopo la salita, dai un’occhiata alla Loggetta ai piedi della torre. È l’edificio schiacciato dalle macerie nel 1902 e pazientemente ricostruito a partire dai suoi frammenti. Tra la Loggetta in basso e la Marangona in alto, puoi ripercorrere in un’unica visita tutto il dramma del crollo e della ricostruzione.
Perché una campana conta ancora
Scopri perché la Marangona è molto più di un pezzo da museo: resta la voce viva e la chiave musicale di Venezia.
Più di un pezzo da museo
La Marangona non ha mai davvero smesso di fare il suo lavoro: dire ai veneziani che ora è, in senso letterale e simbolico.
Una storia viva
Porta con sé la memoria dell’Arsenale, del Maggior Consiglio, del dominio francese, della dominazione austriaca e del crollo del 1902 a cui è sopravvissuta.
Restituire una voce
Quando i veneziani ricostruirono com’era, dov’era, non restaurarono solo un monumento: restituirono alla città la sua voce.
Sarebbe facile considerare la Marangona un pezzo da museo: una grande reliquia di bronzo appesa in un’attrazione turistica. Ma così si perde ciò che la rende speciale. La Marangona non ha mai davvero smesso di fare il suo lavoro. Per secoli, in un corpo di bronzo o in un altro, ha detto ai veneziani che ora è nella loro città, nel senso più letterale e in quello più simbolico.
Secoli di storia: nel suo stesso nome racconta la storia dell’Arsenale, il cuore industriale di un impero marittimo. Porta la memoria del Maggior Consiglio e della lunga, singolare e straordinariamente longeva Repubblica di Venezia. Il suo corpo attuale registra anche la storia più recente della città: il dominio francese, la nuova cattedrale, la dominazione austriaca e le ambizioni fallite del 1809. È sopravvissuta al giorno più drammatico della storia moderna di Piazza San Marco. Ed è diventata la chiave musicale della ricostruzione, la nota su cui sono state accordate tutte le altre campane.
Quando nel 1902 i veneziani decisero di ricostruire la loro torre com’era, dov’era, non stavano solo restaurando un monumento dello skyline. Stavano restituendo una voce. La Marangona è quella voce. La prossima volta che sei a Venezia, sali sulla torre per vederla, oppure fermati nella Piazza deserta a mezzanotte per ascoltarla. In entrambi i casi incontrerai la più antica abitante del Campanile e l’unica campana che si è rifiutata di tacere.
La campana Marangona: le risposte alle tue domande
Tutto quello che potresti chiederti sulla voce più antica del Campanile di San Marco, dal nome e dalla storia fino a come ascoltarla di persona.
Che cos’è la Marangona?
La Marangona è la più grande e la più grave delle cinque campane che pendono nella cella del Campanile di San Marco, la torre campanaria di Piazza San Marco. Per secoli il suo rintocco ha scandito la vita quotidiana di Venezia, segnando l’inizio e la fine della giornata lavorativa.
Perché si chiama Marangona?
In veneziano, il marangon è il carpentiere. La campana prese il nome dai marangoni dell’Arsenale, il cantiere navale di Stato in cui Venezia costruiva la sua flotta. Il suo rintocco del mattino e della sera diceva a questi maestri d’ascia quando iniziare e quando smettere di lavorare.
La campana ha altri nomi?
Sì. È conosciuta anche come Carpentiera, un altro richiamo ai carpentieri, e come Campanon, cioè «la grande». Un soprannome semplicemente esatto: è la campana più pesante della torre e quella la cui voce arriva più lontano sulla laguna.
Quali sono le altre campane del Campanile?
La Marangona condivide la cella con quattro campane più piccole, ognuna delle quali aveva un tempo un proprio compito civico. La Trottiera chiamava i nobili alle sedute del Maggior Consiglio, la Nona suonava a mezzogiorno, la Mezza Terza annunciava le sedute del Senato e la Renghiera, detta anche Maleficio, annunciava le esecuzioni.
La Marangona è sopravvissuta al crollo del Campanile?
Sì, ed è proprio questo a renderla speciale. Quando il campanile crollò il 14 luglio 1902, la Marangona fu l’unica delle cinque campane a uscirne intatta. Le altre quattro furono rifuse e il Campanile ricostruito, fedele all’originale, fu inaugurato il 25 aprile 1912, festa di San Marco.
La Marangona suona ancora oggi?
Sì. Le campane di San Marco suonano ancora a orari stabiliti e nelle occasioni speciali. Ascolta la nota più bassa e profonda: è la Marangona, che risuona ancora sulla città come fa da secoli.
Posso vedere la campana da vicino?
Sì. Un ascensore porta i visitatori in cima al Campanile, al livello della cella campanaria, dove le campane pendono proprio sopra la terrazza panoramica, accanto a uno dei panorami più belli di Venezia. In alta stagione prenota in anticipo un biglietto con orario, e preparati al volume se ti trovi lassù quando suonano le campane.